L’associazione Schioppettino

Il marchio dello Schioppettino di Prepotto: caratterizzare l’immagine per ottimizzare visibilità e memoria del prodotto, contribuendo alla fidelizzazione del pubblico dei consumatori.

dr. Sirio Tommasoli esperto di valorizzazione, immagine e comunicazione per il territorio e l’impresa consulente dell’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto dal 2003 al 2005 Analizzando la parola “Schioppettino” ci è immediatamente risultato evidente il rimando sonoro allo “scoppiettare”, al suono che potrebbe essere all’origine del nome e indicare la caratteristica degli acini maturi, gonfi e con la buccia tesa e leggera, che “scoppiettano in bocca”.

In ragione di questa sonorità particolare, abbiamo deciso di procedere nella definizione e nel disegno del marchio approfondendo e sviluppando tale caratteristica, associata poi con una significativa e mirata rappresentazione visiva, disegnata con una libera frammentazione sillabica del lettering dei nomi, tenendo nella dovuta considerazione l’affinità esistente fra suono e immagine nelle dinamiche che interessano i due sensi più sviluppati nell’uomo, vista e udito.

È ormai diffusamente riconosciuto, infatti, che i suoni suggeriti dalle parole e le immagini evocate dalla loro forma vengono recepiti dal pubblico con particolare facilità, favorendone il percorso di apprendimento e memorizzazione, promuovendo altresì un rapporto di consuetudine e simpatia con quanto essi rappresentano.

Abbiamo, quindi, scomposto i suoni onomatopeici che si evidenziano nel nome “Schioppettino”, sottolineando e anticipando, in una sorta di “pentagramma” visivo, l’azione descritta dalla parola nel suo andamento compositivo. Anche su “Prepotto” si è operato graficamente, ma con intenti immediatamente figurativi, tenendo conto che nell’antichità, come nel Medioevo e più avanti nella “poesia visiva” del Novecento, tale prassi è stata indagata a fondo e poi ripresa più recentemente anche nello studio e composizione di alcuni messaggi commerciali o culturali, nell’elaborazione di testate, marchi o logotipi, per suggerire, proprio con l’estetica della scrittura, immagini evocate dal senso del nome o del tema in oggetto.

Con ciò si è voluto inoltre dare alla visibilità di “Prepotto” una sorta di precedenza nel processo di lettura, affidandola a una forma immediata e veloce da decodificare, al fine di anteporre nella lettura – per un istante – al nome del vitigno l’importanza del toponimo: il nome del territorio che permea dei suoi valori ambientali e culturali questo specifico Schioppettino storico, lo rende speciale, unico, altrove non riproducibile.

Al nome “Schioppettino” è stato affidato il compito di rappresentare graficamente, oltre al suono distintivo già analizzato, il percorso artigianale della qualità e il cammino della tradizione, significati dall’elaborazione di una forma solida e strutturata. Essa vuole essere un richiamo visivo alla botte, contenitore e strumento di arricchimento del vino, alla “centa”, luogo sicuro e protetto dove trovavano rifugio gli uomini con le loro cose più preziose nei momenti di maggior pericolo, al rettangolo aureo che rappresenta simbolicamente la perfezione delle relazioni fra terra e cielo, tuttora determinanti per il raggiungimento della qualità nella coltivazione della vite e nei processi di vinificazione.

Al nome “Prepotto” è stato affidato il compito di rappresentare il frutto che, solo qui, dà lo Schioppettino particolare che abbiamo l’incarico di definire visivamente con il marchio. Il grappolo, visualizzato e richiamato dall’andamento che assume la parola nell’elaborazione grafica, si configura nella sua forma archetipa presente in moltissime raffigurazioni antiche, quella del triangolo che, secondo Boezio, è la prima delle figure piane geometriche, è alla base della formazione della piramide e, nella forma rovesciata, rappresenta per la tradizione cristiana la natura e la saggezza umana.

La relazione fra i due nomi “Schioppettino” e “Prepotto” è stata evidenziata traducendo la preposizione “di” in un elemento grafico forte, una forma diritta con il bastone della “d” prolungato in modo deciso per sottolineare la specificità dello “Schioppettino di Prepotto”, appositamente disegnato per evocare la rassicurante presenza architettonica della torre di guardia dell’antica Centa sul colle di S. Spirito che, trasformata in campanile nel Quattrocento, domina ancor oggi il paesaggio dei vigneti di Albana

I due nomi sono collocati in spazi distinti, resi contigui da questo terzo elemento che li collega e sottolinea la loro reciproca dipendenza, al contempo dividendoli e cucendoli l’uno all’altro. Il colore utilizzato si ispira con vivacità e forza al rosso del vino, con il grigio e il nero quali elementi di stacco per le forme nello spazio. Le gradazioni di rosso e grigio sono state studiate affinché mantengano le caratteristiche cromatiche prescelte sulle diverse tipologie di superfici e materiali previsti.

Il marchio, utilizzato esclusivamente dai soci dell’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, è garanzia del percorso di valorizzazione compiuto, della tipicità e qualità del prodotto.

La Storia

Nel 1977 il Consiglio comunale di Prepotto si riunì in seduta straordinaria, con all’ordine del giorno la difesa dello Schioppettino che stava scomparendo, deliberando all’unanimità la richiesta che fosse inserito almeno nell’elenco dei vitigni autorizzati, cosa che avvenne nel 1981.

Due anni dopo, il regolamento CEE 3582/83 lo incluse fra i vitigni raccomandati per la provincia di Udine e nel 1987 si ottenne la denominazione di origine.

Nel territorio di Prepotto, lo Schioppettino, chiamato anche “Ribolla nera” o “Pokalça”, è un vitigno che si è conservato nei secoli, sopravvivendo alle travagliate vicende politiche ed economiche che hanno interessato questa terra di confine e di contatto fra tradizioni agricole italiche, germaniche e slave.

Nel 1907, il Consorzio antifilosserico friulano ne consigliava l’utilizzo per i reimpianti, confermandone così l’adattamento all’ambiente e, implicitamente, anche il pregio enologico.

Nel 1921, sulla base della mostra tenuta nel settembre 1863, l’Associazione Agraria Friulana pubblicò nel suo bollettino un elenco alfabetico delle varietà di viti coltivate in Friuli nel secolo scorso, fra cui al n° 273 citava la Ribolla nera, con un’annotazione dagli “Atti e memorie della Società Agricola di Gorizia”, 1877 vol. II, del dottor A. Levi che la dichiarava originaria di Prepotto e la definiva “uva delicata”.

Nel 1939, il Poggi, nel suo fondamentale lavoro dedicato alla viticoltura friulana, affermò testualmente: “… vitigno che è coltivato quasi esclusivamente nel territorio collinare e pedecollinare del comune di Prepotto e specialmente nella sua frazione di Albana. La Ribolla nera, al di fuori del suo ambiente optimum, anche alla distanza di pochi chilometri, dà un vino che non possiede più quelle caratteristiche peculiari che lo rendono pregiato in quel di Prepotto col nome locale di Schioppettino …”

D’altra parte, Olinto Marinelli, nella sua “Guida delle Prealpi Giulie” del 1912, riferendosi al distretto di Cividale, scrisse: “… fra i maggiormente coltivati sono la Ribolla, il Refosco, il Refoscone, il Verduzzo, la Pokalça … da un documento del 1282 (F. Musoni, G. Sirch, per nozze Rieppi-Caucig. Cividale, tip. Fulvio 1910) si ricava che già in allora la conca di Albana-Prepotto era in gran parte vitata …”

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